Inflazione USA in calo al 3,4% a luglio; Bitcoin stabile vicino a 64.000 dollari
L'inflazione negli Stati Uniti ha rallentato per il secondo mese consecutivo a luglio, segnalando l'attenuazione dello shock sui prezzi alimentato dall'energia in primavera, pur restando sopra l'obiettivo del 2% della Federal Reserve.
Secondo il Bureau of Labor Statistics, il Consumer Price Index (CPI) è aumentato dello 0,1% su base destagionalizzata a luglio (dato comunicato il 12 agosto), in linea con le attese. Su base annua l'inflazione è scesa al 3,4% dal 3,5% di giugno, proseguendo il rientro dal picco del 4,2% registrato a maggio.
L'inflazione core, al netto di alimentari ed energia, è salita dello 0,2% nel mese e del 2,5% rispetto a un anno prima. I future azionari USA hanno reagito con un rialzo in pre-market.
La componente abitativa continua a rappresentare uno dei nodi più difficili: l'indice "shelter" è cresciuto dello 0,1% a luglio e ha contribuito a circa due terzi dell'incremento mensile del CPI complessivo. Sia gli affitti sia l'owners' equivalent rent (la stima dell'affitto implicito per i proprietari) sono aumentati dello 0,3%.
I prezzi degli alimentari sono avanzati dello 0,1%: la ristorazione e le altre voci "food away from home" sono salite dello 0,3%, mentre i prezzi dei generi alimentari acquistati nei supermercati sono scesi dello 0,1%. L'energia è scesa dell'1,5% nel mese, con la benzina in calo del 2,9% su base destagionalizzata.
Il miglioramento mensile non cancella però le pressioni accumulate: i prezzi dell'energia risultano ancora superiori del 14,7% rispetto a un anno fa e la benzina del 24,6%. Il movimento riflette l'onda lunga del precedente shock petrolifero collegato alle tensioni in Medio Oriente e alle interruzioni di offerta nella prima metà del 2026. Al momento, il Brent si attesta a 91 dollari al barile e il West Texas Intermediate (WTI) a 83 dollari.
Sul fronte core, il dato annuo del 2,5% è tra i più contenuti dall'inizio del 2021, anche se alcune componenti dei servizi restano in aumento. Le cure mediche sono salite dello 0,4% a luglio, le tariffe aeree del 2,2%, le auto e i camion usati dello 0,4% e i veicoli nuovi dello 0,1%.
Per la Federal Reserve, il CPI di luglio offre più margine di manovra che una svolta: a fine luglio la banca centrale ha lasciato invariato il corridoio obiettivo dei federal funds al 3,50%-3,75%, con tre membri dissenzienti favorevoli a un rialzo. I funzionari hanno ribadito che serviranno diversi mesi di dati più freddi prima di poter dichiarare l'inflazione stabilmente avviata verso il 2%. Il rallentamento di luglio riduce la pressione per un aumento immediato dei tassi, ma l'energia resta il principale fattore di rischio: un nuovo shock del petrolio o servizi ancora rigidi potrebbero rimettere sul tavolo una stretta più avanti nell'anno, soprattutto se i costi dell'abitazione smettessero di raffreddarsi. I mercati finanziari erano in gran parte posizionati per un dato più morbido, limitando la reazione iniziale tra azioni e altri asset rischiosi. Le retribuzioni orarie medie reali hanno mostrato inoltre un lieve deterioramento, con i prezzi al consumo che in alcune misure hanno superato la crescita salariale.
Sul mercato cripto, Bitcoin ha mantenuto un profilo simile: intorno alla pubblicazione del dato risultava in calo di circa lo 0,4% nell'ultima ora e si muoveva tra 63.800 e 64.300 dollari, dopo essere sceso in precedenza nella sessione nell'area dei 63.000 dollari bassi. Nelle ultime settimane la principale criptovaluta ha oscillato nella fascia bassa-intermedia dei 60.000 dollari, senza la volatilita' estrema osservata in altre fasi di incertezza macro.
Il prossimo appuntamento chiave è fissato all'11 settembre, quando è prevista la pubblicazione del CPI di agosto. Investitori e Fed osserveranno con attenzione energia, shelter e servizi core per capire se il raffreddamento di luglio sia l'inizio di un trend più duraturo o soltanto una pausa temporanea dell'inflazione.