USA e Regno Unito presentano una roadmap sulle stablecoin mentre la legge CLARITY resta in stallo

Riepilogo di mercato AI
Una roadmap congiunta USA-Regno Unito su stablecoin/tokenizzazione segnala l'intento di ridurre l'attrito regolamentare, inclusi l'evitare requisiti di riserva sproporzionati e l'abilitare l'uso transfrontaliero. Ciò supporta le narrazioni di adozione istituzionale, ma la chiarezza sulla struttura del mercato USA nel breve termine rimane incerta poiché il CLARITY Act si arena e diventa politicizzato. La divergenza delle politiche aumenta il rischio di titoli regolamentari per l'infrastruttura crypto e per l'attività di mercato legata alle stablecoin.
Livello dell'impatto
● Medium
Asset interessati
BTC/USDT+0.87%
Approfondimenti AI · BTC/USDTApprofondimenti AI
● Neutrale
Fai subito trading
⚠️ Le analisi generate dall'AI si basano sui contenuti delle notizie e sono forniti esclusivamente a scopo informativo. Non costituiscono consulenza in materia di investimenti né rappresentano le opinioni di BingX. Investire comporta rischi. Fai trading in modo responsabile.
Stati Uniti e Regno Unito hanno ribadito l'impegno a ridurre gli attriti regolamentari per gli asset digitali e ad accelerare la modernizzazione dei mercati dei capitali. In una dichiarazione congiunta diffusa il 14 luglio, i due governi hanno delineato una visione in 10 punti su stablecoin e asset tokenizzati, indicando l'innovazione come pilastro centrale. Washington e Londra definiscono le stablecoin uno strumento chiave per l'innovazione nel denaro digitale e puntano a favorirne l'uso nella finanza transfrontaliera. Tra i temi affrontati figurano riserve, liquidità e requisiti prudenziali per consentire agli emittenti di operare su entrambi i mercati. In particolare, i due Paesi hanno promesso di evitare requisiti di riserva "eccessivamente onerosi": nessuno dei due intende imporre vincoli sproporzionati rispetto al rischio che creino barriere ingiustificate all'ingresso. La posizione è rilevante alla luce dell'evoluzione dell'approccio britannico sulle riserve. In origine, il Regno Unito sosteneva un impianto più rigido: solo il 60% delle riserve avrebbe generato interessi, mentre il 40% sarebbe rimasto non remunerato presso la banca centrale. Il settore aveva criticato la proposta definendola anticoncorrenziale. In risposta, la Bank of England ha ammorbidito l'impostazione, consentendo fino al 70% in obbligazioni remunerative e riducendo il requisito di cassa al 30%. L'assetto richiama in parte il quadro del GENIUS Act negli Stati Uniti, che richiede riserve coperte da attività altamente liquide come i Treasury USA. Inoltre, il Regno Unito ha eliminato i limiti alle detenzioni individuali di stablecoin, allineandosi a un mercato più aperto sul modello statunitense. Persistono differenze su alcuni aspetti della regolamentazione cripto. Il Regno Unito prevede di differire l'imposta sulle plusvalenze per il crypto lending, per evitare oneri e doppie imposizioni. Le regole dovrebbero entrare in vigore nel 2027, insieme a un impianto regolatorio più ampio che copre stablecoin, exchange, staking e market abuse, tra gli altri temi. Negli Stati Uniti, invece, il disegno di legge sulla struttura del mercato cripto noto come CLARITY Act resta bloccato e rischia di slittare fino agli anni 2030. Le disposizioni etiche sono diventate un nodo critico: la probabilità di approvazione è scesa al minimo annuale record del 32%, per poi toccare brevemente il 38%. Secondo Miles Jennings, responsabile legale di a16z, il provvedimento è ormai sempre più politicizzato, in un contesto di crescente retorica anti-tech tra Repubblicani e Democratici. In sintesi, USA e Regno Unito spingono per un quadro più fluido su stablecoin e tokenizzazione. L'incertezza attorno al CLARITY Act, però, espone gli Stati Uniti al rischio di restare indietro, mentre le aspettative di approvazione sono scese ai livelli più bassi dell'anno.