L’oro sale marginalmente con l’inflazione USA più debole, tensioni nel Golfo complicano le attese sui tassi

Riepilogo di mercato AI
L'oro è salito leggermente dopo che un'inflazione USA di giugno più debole ha ridotto il rischio percepito di un irrigidimento della Fed nel breve termine (le probabilità di un rialzo a settembre sono scese a circa il 58% dal circa 76%), sostenendo il metallo prezioso privo di rendimento. Tuttavia, l'escalation delle tensioni nel Golfo e un rialzo del prezzo del petrolio per tre sedute hanno aumentato i premi per il rischio d'inflazione, limitando il potenziale rialzo e mantenendo al centro dell'attenzione le aspettative sui tassi. I mercati attendono inoltre i dati sull'attività della Cina nel 2° trimestre, che potrebbero influenzare la domanda fisica di oro.
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Il prezzo dell’oro registra un lieve rialzo, con lo spot a 4056.69 dollari l’oncia, dopo che i dati sull’inflazione statunitense di giugno sono risultati inferiori alle attese. Il mercato ha ridimensionato le probabilità di un rialzo dei tassi della Fed a settembre dal 76% al 58%. L’escalation nel Medio Oriente, con il ripristino del blocco navale dei porti iraniani da parte degli Stati Uniti e la minaccia di ulteriori attacchi, ha sostenuto petrolio e domanda di beni rifugio. In rialzo anche argento, platino e palladio, mentre sono attesi i dati sul PIL cinese del secondo trimestre che potrebbero influenzare la domanda fisica di oro.